L'operazione comunicata il 7 Dicembre 2004 (senza alcun congruo preavviso, dal momento che la misura entrerà in vigore dal 1 gennaio 2005), ovvero il diniego alle richieste di attivazioni di servizi DSL su linee prive di contratto di servizio voce con l'operatore incumbent Telecom Italia, è una tipica azione di "walled garden" ed è sintomo di una strategia anticompetitiva portata avanti da Telecom Italia negli ultimi anni: nel 2000 con Business Full Company, poi Consip ed oggi questa.
Il gioco al massacro di Telecom Italia S.p.a. contro tutti gli altri Operatori di Telecomunicazioni Autorizzati prosegue ininterrottamente dal 1999, basti pensare in quegli anni gli ISP erano circa 5000 mentre ora se ne contano meno di 300, due terzi dei quali da noi oggi rappresentatati.
Telecom Italia continua a calpestare le regole delle economie liberali occidentali, mostrando disprezzo anche per le decisioni dell'Autorità Antitrust che, di recente ha stigmatizzato la condotta anticompetitiva dell'operatore incumbent, condannando quest'ultimo alla multa più rilevante mai applicata in Italia: 152 milioni di Euro.
Ma veniamo ai fatti.
Dal 2002 ai tavoli che si tengono in AGCom ci viene detto da parte di Telecom Italia che è possibile attivare un doppino telefonico per il collegamento ADSL anche senza linea voce: grazie!
Qualche mese fa, sempre ai tavoli dell'AGCom, alla presenza della stragrande maggioranza degli Operatori di Telecomunicazioni Autorizzati, i delegati di Telecom Italia prima rifiutano un accordo sulla procedura di disattivazione/nuova attivazione dei collegamenti ADSL per ridurre il disservizio all'utente (ovvero il periodo di assenza di servizio ADSL durante il passaggio dell'utente da un operatore ad un altro) poi, ci fanno partecipi del lancio del loro nuovo servizio Alice Mia (minimizzando e definendo lo stesso un servizio sperimentale, emergente).
Se esiste un servizio nell'Offerta di Interconnessione di Riferimento (OIR) chiamato shared access, come anche il full unbundled, perché in Italia (a differenza che in Francia dove l'accesso DSL costa circa 20 Euro, con una velocità media anche superiore a quella italiana) non si è ancora sviluppato?
A questo punto ci domandiamo a cosa servano i tavoli di lavoro istituiti presso l'AGCom e quale sia la reale possibilità, o volontà, da parte dell'AGCom di risolvere i problemi che le vengono sottoposti se i tempi dell'operatore monopolista sono 20 giorni ed, invece, le azioni "garantiste" inesistenti.
Assoprovider non comprende perché l'operatore monopolista privato debba per forza godere del canone del servizio di fonia (le cui infrastrutture sono già state pagate dagli utenti con gli investimenti statali della ex SIP) se oggi tuttavia sia già possibile avere un servizio alternativo, il Voice over IP (VoIP, il servizio fonia attraverso il protocollo IP di Internet) che, in spregio a quello che sta accadendo in tutto il mondo, viene comunque monopolizzato dalla stessa Telecom Italia.
Il Governo ci sollecita per il codice di autoregolamentazione su Internet e Minori ma non salvaguarda le PMI italiane dedite da anni all'innovazione, dichiara di voler ridurre il digitaldivide investendo 150 milioni di Euro con la Sua società Infratel ma, non si accorge che Telecom Italia da gennaio monopolizzerà l'accesso al doppino in rame.
L'Autorità per le Garanzie (di chi?) nelle Comunicazioni si occupa della nuova legge sulle Comunicazioni, ma sembra non sorvegliare adeguatamente l'abuso del duopolio nella raccolta pubblicitaria, in spregio alle nome comunitarie favorendo i monopoli nei mercati convergenti.
La Consob dopo gli scandali Cirio, Parmalat, Finmatica, sembra essersi placata proprio mentre i piccoli risparmiatori di Telecom Italia Mobile pagano di tasca propria l'acquisizione da parte di Telecom Italia diventandone azionisti con una redistribuzione di circa 45 miliardi di Euro di debiti.
Perché i nostri associati, circa 180 Operatori di Telecomunicazioni Autorizzati, non possono investire, sperimentare, innovare nei nuovi servizi di ICT senza far pagare agli utenti un dazio all'operatore dominante chiamato Telecom Italia e, sopratutto, quale futuro avranno le PMI che noi oggi rappresentiamo se ogni nuovo servizio lanciato da Telecom Italia comporta, in violazione della normativa comunitaria e nazionale, l'illecita attribuzione di prerogative e di poteri che nessuno sembra riuscire a sorvegliare?
Insomma, a cosa serve essere operatori di telecomunicazione autorizzati, se il monopolio impedisce ad ognuno di noi di poter svolgere il nostro lavoro?
Le normative della Unione Europea ci dicono che noi Operatori Autorizzati siamo le Telecom d'Italia ma un singolo privato ci dice no!
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