| Anche i ricchi piangono (e sopratutto loro). |
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| Scritto da Valentina | |
| Saturday 30 October 2004 | |
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Dallo studio del giornalista Ken Fisher risulta che le major che hanno richiesto leggi tanto punitive sul file sharing godano in realtà di ottima salute e che l’industria discografica non abbia subito alcuna crisi dovuta alla pirateria. Tempo fa ci domandavamo quanto in realtà influisse la cosidetta “pirateria” informatica sul mercato discografico, in questi giorni arriva una risposta. Il giornalista Ken Fisher ha condotto, per conto di ArsTechnica, un’analisi sulle major e sulle leggi che condannano il peer to peer illegale; il risultato è che queste leggi risultano oltremodo punitive e restrittive, visto che le major sembrano in realtà godere di ottima salute. Non solo il file-sharing non inciderebbe affatto sulle vendite, ma, secondo Fisher, queste risulterebbero essere a dei massimi storici. In particolare il giornalista anglofono ha spulciato i bilanci di BMI (una delle maggiori associazioni di autori al mondo), che rislutano essere in netta crescita rispetto allo scorso anno concludendo il bilancio del 2004 col fatturato record di 673 milioni di dollari per quanto riguarda le vendite e 40 milioni di dollari sulle royalties. Risulta inoltre che BMI cresce costantemente da 10 anni con un ritmo medio del 9% annuo e che le leggi che in tutto il mondo si accaniscono sugli utenti p2p non abbiano portato variazioni di sorta (ne in positivo ne in negativo) così come nessuna flessione di rilievo è venuta dall’avvento dei programmi di file-sharing e con la diffusione dei download illegali. Che sia solo BMI a crescere? E’ possibile, ma altamente improbabile. A questo punto sorgono quindi nuove domande: perché questa sorta di persecuzione contro chi scarica musica da Internet, minorenni e ultrasessantenni compresi? E perché i prezzi delle etichette discografiche sono aumentati così tanto se non sussiste realmente una crisi? |
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