| Assinform informa: ICT ancora in ristagno |
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| Scritto da Valentina | |
| Thursday 09 June 2005 | |
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Dal Rapporto annuale sull'Informatica di Assinform e NetConsulting emerge un quadro poco rassicurante sull'ICT italiano. La telefonia mobile traina il tutto, le telecomunicazioni vanno abbastanza bene, ma l'informatica è in una situazione pressoché tragica, soprattutto se confrontata con il resto del mondo. Ritardi che si accumulano e una ripresa sempre più lontana.
Ancora un'istantanea preoccupante sull'ICT italiano. Stavolta proviene dal Rapporto Annuale sull'Informatica, le Telecomunicazioni e i Contenuti Multimediali di Assinform, l'associazione che cura le imprese del settore, ed è una descrizione che va a completare la radiografia di un ristagno denunciato da tempo. I nuovi dati della Assinform, elaborati con il supporto di NetConsulting, confermano sostanzialmente la relazione precedente: il 2004 ha visto una fase di stallo per l'ICT in Italia. Il primo trimestre 2005 è stato evidenziato da un accenno di ripresa, che, a ben vedere, riguarda quasi esclusivamente la telefonia mobile. L'affanno dell'Italia nel settore è evidente, la crescita è minore che nel resto d'Europa (per non parlare degli Stati Uniti) ed è meglio tacere riguardo al peso delle tecnologie informatiche sul Pil (prodotto interno lordo). Veniamo ai numeri: l'ICT complessivo in Italia è cresciuto (nell'anno 2004) dell'1,5%, troppo poco rispetto al resto d'Europa che vede una percentuale media del 3,4% e rispetto al globo, in cui la media arriva a 5,9%. Se si va ad analizzare nel particolare lo sviluppo dell'IT (Information Tecnology, levando quindi la parte delle telecomunicazioni) si nota che a fronte di una crescita complessiva del 2,4% a livello europeo, nel nostro Paese si contrappone un calo dello 0,4%, imputato alla poca propensione d'investimento delle imprese. Il business delle telecomunicazioni vede invece uno sviluppo florido, in particolare nel settore della telefonia mobile ("siamo un Paese felice perché tutti hanno il telefonino" dice qualcuno…). Inutile continuare a fornire i dati relativi allo scorso anno perché il panorama è già chiaro così. Il primo trimestre del 2005 si è rivelato migliore del primo trimestre del 2004. C'è una ripresa complessiva del 3,7% (+5,1% nelle sole telecomunicazioni e +13,8% nel settore specifico della telefonia mobile), la crescita nell'informatica arriva ad un timido 0,5%, rappresentando una svolta (di segno) rispetto agli andamenti negativi che ci accompagnavano dal 2002; ma non è abbastanza. L'Italia è in ritardo, l'industria italiana è in ritardo, la spesa e i fatturati italiani del settore non sono quelli che dovrebbero essere. Pierfilippo Roggero, Presidente Assinform, ha dichiarato che "Stiamo accumulando ritardi non irrimediabili, ma preoccupanti. Abbiamo una spesa ICT pro-capite di 1.064 euro, contro una media europea di 1.487 e una americana di 2.240. Sono evidenze che non possono essere ridotte a questioni di settore. I paesi che più investono in ICT, innovando processi e servizi, sono anche quelli più competitivi e in crescita". Dalla stessa Assinform sono poi uscite delle proposte per risolvere la situazione. I fronti principali sono tre: le politiche per lo sviluppo (nelle quali bisogna stimolare l'utilizzo delle nuove tecnologie), la Pubblica amministrazione (che dovrebbe vedere una modernizzazione non esclusivamente nell'e-governament) e la politica industriale del settore (che dovrebbe promuovere le collaborazioni tra le aziende). Il fattore tragicomico è che, a quanto risulta da questa ricerca, è il settore industriale e aziendale (sul quale sono stati raccolti i dati) ad andare male. In una statistica recente si legge invece quanto l'utilizzo dell'informatica ad uso personale sia in ritardo nel nostro Paese, che rasenta livelli di analfabetismo digitale che fanno davvero spavento. Mettendo i dati insieme ne esce una situazione globale molto sconfortante. Curiose pure le analisi sul rapporto tra questi dati e le pmi (piccole e medie imprese), che per alcuni vengono fortemente svantaggiate dalla situazione, pagando in prima persona i pochi investimenti e i pochi mezzi di sviluppo messi a disposizione. Per altri invece sarebbero proprio le pmi ad averla causata, zavorrando il sistema con pochi mezzi. A questo punto però l'analisi delle colpe è pressoché inutile. L'importante è rendersi conto della situazione. secondo Giancarlo Capitani, ad di NetConsulting " L’information technology è in una situazione critica: l’ICT non è più un mercato omogeneo ma è un insieme di mercati. Il settore attraversa una fase di profondo cambiamento, con aree a differente velocità, che esprimono dinamiche ben diverse l’une dalle altre. È un mercato a mosaico che si sta configurando in una serie di aree che stentano però a convergere. Il mercato andrà verso una struttura unitaria solo quando si verificheranno certe condizioni di miglioramento dell'intero sistema". Articoli correlati: In ripresa le vendite dei pc: +18,8% dal 2003 al 2004 |
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