| Il file sharing non nuoce gravemente ai mercati |
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| Scritto da Valentina | |
| Thursday 16 June 2005 | |
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Uno studio dell'Ocse mette a tacere le proteste delle grandi case discografiche, secondo il rapporto sulla musica digitale infatti non è il file sharing la causa della crisi che impera nel settore.
Non è il file sharing la causa della crisi discografica. A dare la ferale notizia è l'autorevole voce dell'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), alla quale aderiscono 30 Paesi industrializzati (" che rappresentano i due terzi dell’intera produzione mondiale di beni e servizi ed i tre quinti delle esportazioni complessive") e che sta vagliando le domande di adesione di Russia, Paesi Bassi, Argentina e Slovenia. Inoltre l'affermazione è il frutto di un dettagliato rapporto sulla musica digitale, completato a dicembre del 2004 e articolato in 132 pagine. E i risultati sono stati alquanto sbalorditivi, perché l'analisi di mercato non da ragione alle lamentele a alla richiesta di tutela delle major discografiche, bensì alla "fazione opposta". Secondo il rapporto Ocse le nuove tecnologie possono rappresentare una minaccia nel futuro, se non usciranno fuori nuove forme di tutela per autori, produttori e consumatori che siano capaci di stare al passo con i tempi. Ma il calo delle vendite di cd che sta subendo ora il mercato discografico non può essere attribuito direttamente a Internet. Le motivazioni sono varie, la prima è che, secondo quanto dichiarato dalle stesse case discografiche, non è quantificabile l'impatto del file sharing nel settore: "La stessa industria musicale ha sottolineato che l'impatto del file sharing non è direttamente quantificabile e ha evidenziato altri fattori come la performance dell'industria (il repertorio, il marketing, la promozione e la distribuzuone), la pirateria commerciale, la competizione subita da altri settori dell'economia per le spese dei consumatori nell'intrattenimento" . A quanto pare le nuove tecnologie hanno realmente ridotto le vendite dei cd in alcune fasce di consumatori, tuttavia il rapporto evidenzia che ha avuto l'effetto contrario in altre fasce, compensando le perdite. Se molti scaricano la musica che desiderano da Internet, non comprando più nei negozi di dischi, altri invece usano il file sharing come strumento di conoscenza e di stimolo, aumentando il numero degli acquisti, anche grazie alle chat, alle classifiche e al gran numero di informazioni di cui si viene a disporre grazie alla Rete. Inoltre le nuove tecnologie favoriscono un mercato vario e non più concentrato sulle poche star promosse dalle principali case discografiche. Il file sharing non è quindi uno strumento negativo, solo uno strumento che va un po' regolarizzato, secondo l'Ocse. E non è il web a doversi adeguare alle regole pre-esistenti, bensì il mercato discografico e gli organi legislatori nazionali a dover trovare nuove forme di tutela che si adeguino alle tecnologie. Quindi bisogna rimuovere alcuni ostacoli che favoriscono lo stallo della situazione, come le gestioni dei diritti di copia, la poca diffusione dei pagamenti online e soprattutto la posizione dominante delle organizzazioni deputate alla gestione dei contenuti e dei loro diritti nei vari Stati. Gli enti, come l'italiana Siae, che non hanno alcuna concorrenza e che alla fine non tutelano realmente gli autori (visto il poco ascolto alle richieste), ma impongono delle regole che impediscono "un'armonizzazione dei mercati", sono poco efficaci alla crescita e alla convivenza nel settore di tutti gli aspetti. Secondo l'Ocse non si possono tagliare fuori le nuove tecnologie e bisogna tutelare anche gli ascoltatori. Per questo suggerisce la gestione modulare dei diritti di copia incorporata nel brano (con le dovute attenzioni a non limitare gli ascolti privati) piuttosto che tasse sui supporti di masterizzazione o simili. Insomma la legge italiana in materia (il famigerato decreto Urbani) avrebbe completamente sbagliato strada, ma questo lo sapevamo già da tempo. Speriamo che l'Ocse venga ascoltato a fondo, soprattutto in Italia, dove la musica ha spesso prezzi che non tutti si possono permettere e dove le statistiche evidenziano utilizzi dei mezzi digitali non consoni a leggi talmente punitive da sfociare nel penale per file musicali scaricati da Internet. Articoli correlati: Approvate le modifiche alla Urbani: nessuna depenalizzazione |
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