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Il silenzio di Indymedia | Il silenzio di Indymedia |
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| Scritto da Valentina | |
| Tuesday 12 October 2004 | |
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Giovedì 7 Ottobre alle ore 18 italiane l'FBI, a seguito di un ordine federale, ha preteso dal provider Rackspace (nella sede statunitense e in quella inglese) la consegna degli hard disk contenenti i siti di Indymedia, network di informazione indipendente. Giovedì 7 Ottobre alle ore 18 italiane l'FBI, a seguito di un ordine federale, ha preteso dal provider Rackspace (nella sede statunitense e in quella inglese) la consegna degli hard disk contenenti i siti di Indymedia, network di informazione indipendente. Non è ancora chiaro se il sequestro sia relativo ai soli hard disk, contenenti circa 300 GB di dati, o sia esteso ai server; in seguito a questa irruzione risultano comunque oscurati 21 siti in tutto il mondo, tra i quali Italy Indymedia e gli Indy Media Center locali di Amazzonia, Uruguay, Andorra, Polonia, Massachusetts occidentale, Brasile, Regno Unito, Portogallo, Francia, Belgio. Risulta inoltre inattivo il sito della radio on-line di Indymedia.org. Indymedia da molto tempo è la voce di un' informazione diversa, che è scomoda a molti, e sul sito, ora in versione ridotta, si ricorda come "non passa giorno che qualcuno non cerchi di censurare o chiedere comunque la rimozione di articoli o notizie pubblicate sul sito di Indymedia". Ma cos'è realmente successo? Rackspace non ha dato (o non ha potuto dare) grandi spiegazioni, ha però notificato che l'FBI non agiva direttamente per richiesta del governo americano, bensì in base all'applicazione di un trattato internazionale, il MLAT (mutual legal assistment treaty) che prevede procedure coordinate tra vari paesi (l'adesione dell'Italia è del 1982) in caso di reati correlati a terrorismo, rapimenti e riciclaggio. Inoltre venerdì 8 Ottobre un'ANSA riferisce che un portavoce dell'FBI, Mr. Perris, ha dichiarato l'ordine di sequestro conseguente ad una richiesta inoltrata da Italia e Svizzera. Non si conoscono ancora le motivazioni che hanno spinto questa richiesta, le ipotesi sono però molte, Indymedia infatti è stata più volte oggetto di censure e sul sito era ospitata una grande quantità di materiale sul G8 di Genova, sottoposto a procedimenti legali ancora in corso; comparivano inoltre facce e nomi di due poliziotti svizzeri in borghese implicati in una questione di minacce durante il G8 di Evian nel 2003; fino ad arrivare alla Procura di Bologna, che si occupa di un caso di vilipendio dello Stato per i commenti fatti da Indymedia in seguito all'attentato di Nassyriah, che ha ammesso (nella persona di Enrico di Nola, capo della Procura) di non poter escludere che l'oscuramento "sia stato eseguito in conseguenza della nostra inchiesta". Sugli hard disk sequestrati si trovano informazioni liberamente pubblicate da decine di migliaia di attivisti, non ci sono però i LOG delle connessioni: per una politica di Indymedia, non è quindi possibile risalire in alcun modo ai visitatori del sito, né agli utenti dei vari servizi proposti dal network. Indymedia ci tiene inoltre a precisare che considera questo come un atto intimidatorio e noi non possiamo che essere d' accordo. Sono molte le reazioni scatenate da questa vicenda: Paolo Serventi Longhi del sindacato dei giornalisti italiani chiede al Ministro delle Comunicazioni come sia possibile che siti come Indymedia vengano oscurati tanto facilmente, invece Mario Landolfi (portavoce di AN) ritiene l' oscuramento "cosa buona e giusta: non si trattava di controinformazione, ma di un sito che sputava fango e veleno, pieno di oscenità". Vari siti hanno ospitato banner di solidarietà. Il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, da sempre in prima linea nelle questioni di diritti informatici, ha presentato un'interrogazione urgente al governo e al Ministro Stanca in cui domanda un chiarimento dei ruoli del nostro paese nella vicenda nonché un' attivazione immediata per la riapertura dei server garantendo così i diritti di comunicazione sulla rete. ”Oggi, nel nome del terrorismo, domani nel nome della pedofilia - dichiara oggi Cortiana - si cerca di mettere la libertà della rete sotto controllo. Questo risulta per noi italiani e per noi europei, con riferimento alle libertà costituzionali che abbiamo e che ci stiamo dando come europei, inaccettabile. Aspettiamo che il governo rapidamente risponda alle nostre interrogazioni per chiarire che ruolo ha avuto e per agire al fine di ripristinare la libertà di espressione in rete".
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