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Internet e concorrenza: Assoprovider ed Aiip scrivono a Ciampi | Internet e concorrenza: Assoprovider ed Aiip scrivono a Ciampi |
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| Scritto da Erica | ||||
| Friday 04 February 2005 | ||||
Pagina 1 di 2 Una legge assurda che sfiora l'incostituzionalità potrebbe portare gravi problemi alla nostra economia.
Assoprovider ed Aiip, le due maggiori associazioni di imprese del settore informatico/telematico si rivolgono a Ciampi sperando di ottenere un emendamento. Illustrissimo Presidente, illustri Ministri, illustre Garante, le scriventi Associazioni di Imprese operano in un settore economico il cui sviluppo viene ritenuto fondamentale dal Governo di questo Paese. Nei fatti, purtroppo, dobbiamo constatare con delusione che le regole che vengono emanate sono spesso tecnicamente inadeguate alla realtà delle cose. Il 28 Gennaio scorso è stato approvato dal Governo uno “Schema di DPR recante il regolamento concernente l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata”. Lo Schema di DPR pubblicato sul sito del CNIPA (www.cnipa.it) è stato redatto dopo una lunga fase di sperimentazione del servizio di Posta Elettronica Certificata con la collaborazione attiva delle aziende iscritte alle Associazioni scriventi. Purtroppo, però, gli elementi utili emersi durante la sperimentazione non sono stati tenuti nella dovuta considerazione in sede di stesura dello Schema di DPR. In seguito all’emanazione il DPR farà in modo che il servizio di Posta Elettronica Certificata italiano non decollerà mai, anzi rischierà di provocare dei seri danni al funzionamento della rete Internet in Italia. La tutela della concorrenza tra le imprese è uno dei principi prescritti dalla nostra Costituzione e lo Schema di DPR è sotto molti aspetti anticoncorrenziale e rischia quindi di essere incostituzionale! Si stabilisce un limite minimo di un milione di Euro di capitale sociale interamente versato per quelle aziende che vorranno offrire un servizio di Posta Elettronica Certificata. Tale limite non garantisce alcuna serietà dell’azienda ma determina una fortissima discriminazione per quelle aziende che a maggioranza hanno partecipato con grande impegno alla fase di sperimentazione del servizio, dimostrando sul campo la loro capacità e serietà. Oggi queste aziende si vedono escluse categoricamente senza un motivo valido da un mercato che inevitabilmente finirà nelle mani di pochissime aziende. Noi siamo del parere che i limiti minimi di capitale sociale non siano una misura efficace, e che solo una seria attività di controllo, basata su regole e modalità stringenti, possa tutelare cittadini ed imprese rispetto alla fornitura di un servizio così delicato. |
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