| La legge di Moore festeggia i suoi primi 40 anni |
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| Scritto da Valentina | |
| Wednesday 20 April 2005 | |
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Nel 1965 il co-fondatore della Intel presentò una previsione sul futuro delle tecnologie informatiche che ha fatto storia. Preveggenza? No, statistica usata bene e con buon senso.
La controversa "Legge di Moore" è stata osannata, denigrata e sfruttata, ma ancora oggi dimostra di funzionare. La cosidetta "Legge di Moore" compie 40 anni, sbalordendo tutti per la sua lungimiranza e precisione. Risale infatti al 19 aprile 1965 l'intervista che un giovane e brillante ingegnere, Gordon Earl Moore, rilasciava all'Electronics Magazine. In questa intervista colui che poi sarebbe diventato uno dei fondatori della Integrateds Electronics (ora meglio conosciuta come Intel) dichiarava le sue stime sull'evoluzione dei circuiti integrati e dello sviluppo informatico. E dopo l'intervista formulò, con linguaggio scientifico, una vera e propria previsione basata sui dati allora in suo possesso, sul sapiente uso di strumenti statistici e su un po' di buon senso. La sua previsione viene oggi chiamata legge, anche se in ambito scientifico questo è poco corretto, e acclamata come una sorta di profezia del digitale. Perché ha avuto il pregio di avverarsi e anche di condizionare direttamente gli sviluppi dell'era digitale. E' complicato spiegare in termini comprensibili a tutti la legge di Moore, diciamo che la previsione di crescita e di sviluppo implicava il raddoppiarsi ogni 18-24 mesi del numero di transistor inseribili in un singolo chip, quindi il raddoppiarsi ogni anno della potenza e della velocità di calcolo. In realtà parlare di velocità e di potenza è rischioso perché ci addentriamo in un ambito pseudoscientifico dove le definizioni non sono così rigorose come quelle delle vere e proprie leggi della fisica, il che farebbe sembrare la legge di Moore una sorella maggiore di quella di Murphy che però miracolosamente funziona. Le considerazioni di Moore non sono però un miracolo, ma il frutto di una seria applicazione di strumenti potenti e non sono una leggenda, come vogliono alcuni, deviati dal fatto di un uso improprio di nomi come "leggi" e simili. Quello che Moore ha paventato 40 anni fa funziona e il crederci è stato merito della sua intelligenza e della serietà del suo lavoro, nel 1965 non era infatti facilmente immaginabile che realmente la tecnologia prendesse un passo così rapido, almeno per gli addetti del settore. Come commenta Markoff sul NY Times: "Il risultato di tutto questo era inimmaginabile quattro decenni fa. Oggi un pupazzo Furby da 40 dollari ha dentro la potenza di calcolo di una navicella Apollo di 40 anni fa". Il suo saggio, frutto di un serio lavoro, non è importante solo per la sua veridicità, ma anche perché ha influenzato il cammino stesso dell'informatica durante questi decenni. Chi l'ha saputo interpretare in maniera esatta ha infatti investito (soldi, ma anche tempo e fatica) in una strada che non era detto che portasse da questa parte. Come ogni seria pubblicazione di una previsione, quella di Moore detta anche i limiti della crescita, che essendo nel mondo fisico non può durare all'infinito. Ma in fondo si aprono oggi prospettive, come i computer biologici o quelli quantistici, che non potevano rientrare in quella previsione, basata su tecnologie come i semiconduttori e i transistor. Quindi lo sviluppo dell'era digitale non ha ancora dei limiti ben precisi. Moore ha 76 anni, è noto in tutto il mondo e non ha alcun problema economico. Ogni tanto viene intervistato dalle riviste del settore (fondamentale quella con Scientific American) e non ricopre più nessun ruolo all'interno di Intel. Anzi si gode la sua meritata (e immaginiamo anche abbondante) pensione alle Hawaii, dimostrando di saper far ancora uso della sua brillante intelligenza.. |
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