| Sperimentazione del WiMax in Italia: rischio o vantaggio? |
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| Scritto da Valentina | |
| Thursday 28 April 2005 | |
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Il Ministero della Difesa ha dato il nulla osta per l'utilizzo di una banda di frequenza adibita alla sperimentazione della nuova tecnologia. Questo è stato l'ultimo atto del ministro Gasparri che ora ha lasciato tutto in mano al neo ministro Landolfi. Ma quanto senso ha la sperimentazione del WiMax così progettata?
Il Ministero delle Comunicazioni e quello della Difesa hanno raggiunto un accordo per quanto riguarda la sperimentazione del WiMax in Italia. La Difesa ha infatti dato il nulla osta all'utilizzo di alcune bande di frequenza nelle quali avrà luogo la sperimentazione del Worldwide Interoperability for Microwave Access, la nuova tecnologia di comunicazione senza fili a largo raggio, conosciuta meglio come WiMax. Tutto questo avviene al passaggio di consegne tra l'ex ministro Gasparri e il neo Landolfi, il primo accusato di aver rallentato e ignorato la tecnologia pre-esistente per lo sviluppo delle connessioni senza fili, cioè il Wi-Fi, il secondo già presidente della commissione di vigilanza della Rai. Gasparri ha così commentato l'avvio della sperimentazione, cioè il suo ultimo atto da ministro: ''Lascio un lavoro già quasi completato, con il ministero della Difesa che ha dato una risposta positiva sulla disponibilità delle frequenze per la sperimentazione''. Una notizia positiva dunque? A prima vista parrebbe di si, ma analizzando meglio le cose si vedrà che tanto positiva poi non è. La sperimentazione per il WiMax, tecnologia per la quale al momento non esistono strutture nel nostro Paese, dovrebbe durare due anni, nonostante gli altri Stati europei siano già in fase avanzata e nonostante i test in tutto il mondo siano già stati fatti. C'è un primo problema: non è che con la scusa della sperimentazione del WiMax si allungheranno ulteriormente i tempi per la regolamentazione del Wi-Fi? Tutti fanno una gran confusione tra le due tecnologie, non è infatti raro in questi giorni trovare affermazioni sulla partenza della sperimentazione Wi-Fi che è invece presente da molto tempo. Effettivamente le tecnologie si somigliano, ma presentano delle differenze sostanziali. Inoltre la sperimentazione del Wi-Fi va avanti già da due anni e tutte le piccole e medie imprese che ci stanno lavorando, soprattutto nel mezzogiorno, aspettano ormai con ansia una regolamentazione. La questione del Wi-Fi è stata sempre molto controversa, le richieste sono state ignorate ed è stata paventata anche la possibilità di installare questa tecnologia (a basso costo e buon funzionamento) solo nelle zone in cui non può arrivare la banda larga, cioè prevalentemente le zone costiere e montuose. Nonostante le difficoltà e gli ostruzionismi la sperimentazione è continuata, senza però grandi risposte da parte dello Stato. In merito alla regolamentazione lo stesso Gasparri aveva chiesto di aspettare gli esiti delle elezioni regionali prima di cominciare i lavori, in modo da non sollevare un caso politico. Ora la situazione si è complicata maggiormente e nulla sarebbe più facile che assimilare le due sperimentazioni, non tutelando affatto gli Isp che hanno provveduto alla sperimentazione, nè gli utenti che potrebbero avere una diversa disponibilità di mercato e quindi dei reali vantaggi dal Wi-Fi. Inoltre le strutture per il Wi-Fi sono già esistenti sul territorio e dimenticarsi di questa tecnologia per implementarne una nuova (ripartendo da capo) sarebbe un vero spreco di risorse. L'auspicio è che le due cose possano convivere senza ostacolarsi una con l'altra. Un altro problema è quello delle bande di frequenza, la sperimentazione del WiMax si dovrebbe avvalere di frequenze tra i 3400 e i 3600 MHz, solo che queste frequenze non sono le stesse utilizzate dalle aziende che, come la Intel, stanno costruendo nuovi dispositivi per il WiMax. Se non ci si accorda, come sta tentando di fare il WiMax Forum, che ha costituito un gruppo per la standardizzazione di uno spettro di frequenze, sarà completamente inutile portare il WiMax in Italia quando i dispositivi prodotti dalle principali case di componentistica non saranno utilizzabili. Senza un mercato omogeneo la tecnologia WiMax cesserebbe di essere un'alternativa, visto che i prodotti per una sua corretta utilizzazione sarebbero o introvabili o ad altissimo costo. Insomma, ben venga l'apertura a questa sperimentazione, ma attenzione a non cancellare tutto il lavoro fatto finora e soprattutto a non fare le cose "all' italiana", altrimenti rischiamo di finire oltre al fanalino di coda delle nuove tecnologie e a diventare lo zimbello del resto del mondo. Articoli correlati: Assoprovider: Wi Fi dimenticato? New |
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