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Legislazione
Brevetti sul software in Ue: il si del Consiglio. | Brevetti sul software in Ue: il si del Consiglio. |
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| Scritto da Valentina | |
| Monday 07 March 2005 | |
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La proposta di direttiva sulla brevettabilità del software è andata al voto al Consiglio europeo nonostante la richiesta del Parlamento di Strasburgo per azzerare la procedura e far ripartire l'iter. Il Consiglio ha votato a favore e ha rimandato tutto al Parlamento che entro 3 mesi dovrà approvare o meno la discussissima legislazione. Le speranze di Cortiana.
Nonostante le polemiche, i rinvii e la richiesta del Parlamento europeo di ricominciare l'iter da capo, la proposta di legge riguardante i brevetti sul software alla fine è arrivata all'esame del Consiglio europeo, che ha approvato la direttiva senza colpo ferire. Dopo la promozione del testo da parte del Consiglio la proposta di direttiva torna al Parlamento europeo, che entro tre mesi dovrà votare per l'approvazione in seconda lettura. Se nell'Europarlamento non dovesse costituirsi nel frattempo una maggioranza netta in grado di imporre delle sostanziali modifiche, la direttiva verrebbe approvata in via definitiva. A questo punto anche in Europa verrebbe a crearsi una situazione di brevettabilità all'americana (così detta in quanto analoga alle normative statunitensi), che porta grandi vantaggi alle grandi aziende del software e grandi svantaggi alle aziende piccole e agli sviluppatori indipendenti. In Europa il Parlamento di Strasburgo aveva già approvato una legge che invece prevedeva la possibilità di brevetto dei software solo sotto ipotesi molto restrittive, inutile dire che le grandi case, le cosiddette major del software, detentirici già negli Usa di una fetta di mercato esaustiva, avevano avuto molto da ridire al riguardo. Così di punto in bianco, senza nessuna necessità per i cittadini europei che non chiedevano il cambiamento di una legge approvata da così poco tempo, è spuntata la proposta di direttiva ora sotto esame. I risvolti di questa proposta sono poco convincenti, ad esempio si potrebbe brevettare il doppio click per lanciare un'applicazione (procedura che sfrutta un software usato da tutti) e quindi coloro che non possono pagare i salati diritti imposti dai brevetti, si vedrebbero tagliati fuori dalla loro attività. Questa logica, che da alcuni può essere considerata giusta ad alti livelli, comporta (a questi bassi livelli) la distribuzione del mercato nelle mani di pochi e un forte freno nello sviluppo nel settore informatico. Soprattutto in quei paesi, ad esempio l'Italia, che non sono considerati all'avanguardia nel settore del software. Il discorso è in realtà molto più complesso e negli stessi Stati Uniti il dibattito è ancora aperto, molte ricerche infatti evidenziano come un tale tipo di brevettabilità sia a vantaggio di pochi e solo nel presente, mentre laddove i programmatori (i creatori del software, coloro che ne hanno la paternità intellettuale) decidono di tutelare la loro opera (cosa che in realtà fanno raramente), si rivolgono più spesso al diritto d'autore oppure a licenze alternative. L'iter della direttiva sui brevetti software in Europa è stato un iter lungo e travagliato, infatti sempre più voci si sono levate contro la proposta, a partire dalla Free Software Foundation Europe fino ad arrivare ad esponenti di alcuni governi degli Stati Membri. Ma nella consultazione di oggi, 8 marzo 2005, solo la Spagna ha apertamente votato contro la direttiva. La Polonia, che era riuscita finora a bloccare i tentativi sotterranei di approvazione, ha improvvisamente cambiato idea votando a favore. Tre i Paesi che si sono astenuti: Austria, Belgio e Italia. Non sorprende purtroppo il ripensamento italiano, già in passato infatti l'Italia aveva discusso in merito alla questione e erano state fatte promesse di tentativi di chiarimento, ma anche allora i nostri esponenti all'ultimo momento ci avevano stupiti mostrandosi indifferenti e partecipando ad una blanda astensione. Polonia, Lettonia, Paesi Bassi, Ungheria, Cipro e Danimarca hanno comunque depositato una dichiarazione per ottenere dei chiarimenti sulla direttiva e in particolare la Polonia ha dichiarato che, se non verranno apportati alcuni emendamenti, non è detto che sostenga la direttiva al Parlamento. Tra i commenti alla vicenda spiccano le amareggiate dichiarazioni di Fiorello Cortiana, senatore dei Verdi e primo firmatario della mozione per il riavvio della direttiva, che ha concluso con le sue speranze: "Ora i due milioni di cittadini europei che hanno chiesto di non accettare che il software, cioè il linguaggio della Società dell'Informazione, fosse brevettabile, le migliaia di piccole e medie imprese che hanno preso posizione, le centinaia di parlamentari Europei e degli Stati Membri devono porre tutto il loro peso perchè si raggiunga la maggioranza qualificata nella seconda lettura del Parlamento, bloccando definitivamente questo tentativo che andrebbe a solo vantaggio delle grandi multinazionali asiatiche e americane e metterebbe in grandissima difficolta' il tessuto di medie imprese europee." Nonostante tutta la vicenda sia da considerare un vero e proprio schiaffo in faccia all'autorevolezza del Parlamento europeo (che si è visto ignorato nella sua prima direttiva e nella proposta di azzeramento dell'iter), molto probabilmente la maggioranza auspicata da Cortiana non si creerà. Noi però continueremo a guardare e a sperare, anche per trovare un po' di fiducia nelle istituzioni europee, che altrimenti si rivelerebbero non meno opportuniste e cialtrone di alcune di nostra conoscenza. Articoli correlati: Il lungo braccio delle major |
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