| L’Italia precipita al 45° posto nelle classifiche del WEF sull’ l’ICT. |
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| Scritto da Erica | |
| Friday 11 March 2005 | |
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L’Italia crolla dal 28° al 45° posto nelle classifiche del WEF: a pesare sono soprattutto un ingombrante clima regolatorio, i mancati investimenti nella ricerca, forti lacune nella qualità del sistema scolastico e la mancanza di collaborazione fra industria e mondo accademico. Al primo posto si colloca Singapore. Le perplessità di Stanca.
Secondo l’edizione 2004-2005 del "Global information technology report" elaborato dal World Economic Forum a Ginevra al primo posto in materia di sviluppo e uso delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni c’è Singapore: a premiarlo i forti investimenti fatti dal Governo nell’università, nella ricerca nelle reti e nelle infrastrutture di connessione; Singapore eccelle anche nell'insegnamento di matematica e scienze, gestione delle tariffe telefoniche. Si posizionano molto bene anche i paesi dell’Unione Europea: al secondo posto troviamo l’Islanda, al terzo la Finlandia, e in quarta posizione la Danimarca. Ma non finisce qui, fra le prime posizioni troviamo molti altri paesi europei: La Gran Bretagna si piazza in 12ma posizione, la Norvegia 13ma, la Germania 14ma, l’Olanda 16ma, l’Austria 19ma, la Francia 20ma, l’Irlanda 22ma, la Spagna 29ma, il Portogallo 30mo. Dichiara Augusto Lopez-Claros, direttore del programma Competitività globale del World Economic Forum "L’obiettivo della strategia di Lisbona forse non sarà raggiunto dall’Europa nel 2010, ma rimane comunque pertinente e raggiungibile. E sono a tutti evidenti le sinergie positive fra la diffusione delle nuove tecnologie, da una parte, e l’aumento dei livelli di prosperità economica, dall’altra". Unica esclusa dal bilancio positivo è l’Italia, che occupa l’ultimo posto fra i paesi industrializzati: si posiziona infatti dopo Tunisia, Sudafrica e Giordania e appena prima di paesi come la Giamaica e il Botswana. E questo nonostante siamo al terzo posto per l’utilizzo di telefonia mobile, al nono per numero di abbonati alla rete telefonica fissa, al 21mo per il grado di diffusione di Internet, al 27mo per accesso ai servizi online delle pubbliche amministrazioni. A bilanciare negativamente la situazione, siamo al 79mo posto per "qualità delle istituzioni di ricerca scientifica", al 78mo per "investimenti in ricerca e sviluppo", al 103mo (su 104 paesi) per il "peso amministrativo" che impedisce la crescita tecnologica. Come riportato nel rapporto "l’Italia mostra un ingombrante clima regolatorio, un’infrastruttura relativamente povera e forti lacune in aree quali la qualità del sistema scolastico, i bassi livelli di collaborazione fra industria e mondo accademico". Il Ministro delle Innovazioni Tecnologiche, Lucio Stanca, si è mostrato perplesso sui risultati di questo studio: "Ho grosse e fondate perplessità sui risultati - ha dichiarato in un comunicato - ed in particolare sulla circostanza che in un anno solo l'Italia possa essere retrocessa dal 28° al 45° posto. È davvero difficile comprendere come ciò possa accadere. Inoltre, approfondendo la metodologia usata da World Economic Forum le perplessità non solo aumentano ma vengono confermate e motivate perché", ha infatti detto il ministro Stanca, "queste classifiche non sono fatte su parametri numerici a disposizione, come la percentuale di popolazione che usa Internet, il numero di telefonini per abitante, l'estensione della larga banda, ma sono frutto di una metodologia basata su interviste, cioè su opinioni e su percezioni espresse da chi non si sa". A sostegno delle proprie perplessità Stanca ha citato il caso della Giordania. "Con tutto il rispetto che ho per questo Paese, trovo paradossale che si collochi addirittura davanti all'Italia. Sono stato diverse volte in Giordania e conosco la diffusione dell'ICT in quel Paese. Anzi, siamo noi che stiamo assistendo il Governo di Amman nell'utilizzare queste tecnologie", ha proseguito, "e so perfettamente che lo stato di utilizzo delle tecnologie digitali in Giordania in termini di tempo è più indietro di 15 anni rispetto all'Italia". "Questo, quindi, mi conferma ancora di più che questa classifica lascia il tempo che trova". Resta il fatto che le analisi sono state elaborate dal World Economic Forum, organizzatore tra l’altro del meeting annuale di Davos, basandosi sui dati della Banca Mondiale e dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni. Inoltre la delicata situazione italiana è stata ribadita anche dal rapporto Assinform 2005, dai cui dati risulta che il nostro Paese è in fase di stallo sul mercato dell'ICT: crescita sotto le medie europea e mondiale, investimenti ritardatari e blocco della domanda informatica fanno dell'Italia un paese inefficiente e poco competitivo. Per tornare agli altri paesi gli Usa scendono dal primo al quinto posto, ma, secondo lo studio, "La perdita di posizioni è dovuta meno a un calo di prestazioni e più ai miglioramenti costanti degli altri Paesi"; restano invece al primo posto per reattività del mondo degli affari e per le scuole di ricerca scientifica e di finanza. Fra le prime posizioni, oltre ai paesi europei e agli Stati Uniti,troviamo Hong Kong (7), Giappone (8), Svizzera (9) e Canada (10). Tra i nuovi membri dell’Unione Europea, l’Estonia si colloca al 25mo posto, mentre la Russia (62mo) "si trova chiaramente ben sotto il suo potenziale», ma riportano ottimi risultati anche Lituania, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovenia grazie anche ai notevoli investimenti pervenuti dall'estero negli ultimi dieci anni. Articoli correlati: L'ICT in ristagno secondo Assinform |
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