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Approvate le modifiche alla Urbani: nessuna depenalizzazione | Approvate le modifiche alla Urbani: nessuna depenalizzazione |
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| Scritto da Valentina | |
| Thursday 24 March 2005 | |
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La Camera ha approvato le modifiche alla legge Urbani nel DDL 3276-B. Sanzioni amministrative per chi scarica e penali per chi condivide, ma per non finire in carcere si può pagare una multa, che però non cancella il reato.
Sono state approvate le modifiche alla legge Urbani, ma c'è poco da gioire, l'approvazione alla Camera riguarda modifiche ben diverse da quelle che erano state richieste e promesse dallo stesso Giuliano Urbani, ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Già dai tempi della presentazione del decreto Urbani le polemiche sono infuriate subito, soprattutto per la parte che riguarda il file-sharing, cioè la condivisione di file e i programmi peer to peer (p2p). Il 18 maggio del 2004 il decreto diventa legge, tra il clamore di tutti; Urbani stesso non si dichiara contento della parte riguardante la pirateria informatica e il file-sharing, quindi promette delle modifiche in "tempi brevi". Da allora c'è stato un vero e proprio calvario su queste "benedette" modifiche, il problema di fondo riguarda la possibilità di finire in carcere oltre le sanzioni amministrative. Ora che siamo arrivati alle modifiche, che sono contenute nel DDL 3276-B, però non molto è cambiato. Infatti il reato di "file-sharing" non è stato affatto depenalizzato come promesso, solo un po' alleggerito. Come si prospettava dalla proposta di emendamento di Asciutti sono diminuite un po' le sanzioni, ma nei concetti la legge rimane la stessa. I punti principali delle modifiche approvate sono due:
Alcune delle conseguenze sono immediatamente visibili, i programmi P2P diventano praticamente illegali, in strumenti come BitTorrent infatti non è possibile non condividere file, anzi ogni porzione di file scaricato è automaticamente condivisa. Inoltre non c'è nessuna depenalizzazione del reato, infatti, anche se con un pagamento si evita di fatto la galera, il certificato penale rimane "macchiato". La bagarre sulla dicitura " a fini di lucro" è stata completamente ignorata, la sanzione penale è infatti applicabile a chiunque metta in condivisione materiale protetto, senza alcuna distinzione di sorta, e la contestazione del reato pone nel rischio più grosso di finire effettivamente in carcere. La multa potrà infatti essere pagata prima del procedimento o prima del decreto penale di condanna, quindi o ci si riconosce colpevoli oppure si hanno ben poche possibilità di evitare il decreto penale, di solito infatti si viene a conoscenza dell'emissione del decreto solo alla sua notifica, quindi troppo tardi. Ma ormai la frittata è fatta, ora restano solo le polemiche. Articoli correlati Denuncia contro la tassa Siae per le copie private |
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