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Legislazione
L'Ue vigila sulle comunicazioni elettroniche | L'Ue vigila sulle comunicazioni elettroniche |
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| Scritto da Valentina | |
| Saturday 16 April 2005 | |
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La Commissione europea ha segnalato l'infrazione di 10 Stati membri alla normativa sulle comunicazioni elettroniche. Tra questi anche l'Italia che, per non incorrere in misure legali, dovrà correggere le proprie normative e applicarle in modo che la comunicazione elettronica rappresenti un mercato realmente competitivo e un vantaggio per i consumatori.
Le comunicazioni elettroniche nei Paesi membri dell'Unione europea sono regolamentate da leggi che seguono direttive ben precise dettate dalla Ce. In quest'ottica le nazioni aderenti alla Comunità hanno presentato dei decreti legislativi (nel 2003 i vecchi Stati membri e nel 2004 quelli aggiunti poi) che, di fatto, dovrebbero armonizzare la situazione, in modo da rendere l'Europa al passo con i tempi e competitiva nel settore. Ora però la Commissione europea ha avviato provvedimenti che riguardano ben 10 Paesi della Comunità, perché le nuove normative non assicurano le condizioni adatte per le regole sulla concorrenza. Gli Stati interessati sono Austria, Finlandia, Germania, Italia, Lettonia, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo e Slovacchia; tutti Paesi che hanno presentato in tempo le leggi, ma che non garantiscono in realtà l'armonizzazione con le direttive dell'Europa. Altri Stati, come il Belgio e il Lussemburgo, non hanno rispettato gli obblighi sanciti dalle nuove normative, e sono già stati condannati per questo motivo oppure hanno, come la Francia, dei procedimenti in atto. L'Ue punta molto sulle tecnologie ed è chiaro che può diventare realmente competitiva solo con l'adeguamento della maggior parte degli Stati membri. Viviane Reding, commissario alla Società dell'Informazione per l'Ue ha annunciato le nuove procedure di infrazione commentando così la decisione di procedere contro i Paesi inadempienti: “L'implementazione inefficace di queste norme mette a repentaglio l'obiettivo di realizzare un settore delle comunicazioni competitivo nell'Ue, condizione vitale per la crescita e la produttività”. Le lacune che Bruxelles imputa alle nostre legislazioni ostacolano, di fatto, le ANR (Autorità Nazionali di Regolamentazione), che non possono disporre di tutti i poteri per garantire una concorrenza produttiva e una tutela degli utenti finali. In questa maniera i consumatori non possono usufruire dei vantaggi della normativa europea, quindi gli Stati interessati devono prendere opportune misure per poter effettuare le correzioni necessarie. In un comunicato l'Unione europea dichiara che la Commissione “ha individuato varie carenze nelle norme di attuazione nazionali, nonché una scorretta applicazione della normativa comunitaria”. In Polonia, ad esempio, non sono garantiti i servizi d'emergenza tramite il numero unico 112, mentre Lettonia, malta e Polonia non assicurano la possibilità di mantenere il numero telefonico cambiando operatore. Ora i 10 Stati avvisati hanno la possibilità di mettere le carte in regola, in modo da evitare un vero e proprio procedimento penale, nel comunicato si legge anche che: “Sebbene questa sia solo la prima azione che fa seguito alla decima relazione d’attuazione, la Commissione continua a vigilare sull’attuazione del quadro normativo nel suo complesso e, se necessario, avvierà nuovi procedimenti di infrazione”. Giorni fa si vociferava che l'Europa stesse per avviare una procedura di infrazione alle norme sugli “aiuti di Stato” commessi dal governo con il finanziamento dei decoder per il digitale terrestre. L’ipotesi è che sia stata favorita una tecnologia rispetto alle altre venendo meno al principio di neutralità tecnologica professato nella Strategia di Lisbona: le sovvenzioni avrebbero influenzato il mercato. Già lo scorso ottobre L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva diffidato il Ministro delle Comunicazioni dallo stanziare nuovi fondi pubblici nella Finanziaria 2005 per il digitale terrestre, essendo una tecnologia sperimentale ed onerosa per il cittadino. L'Italia ha adottato il “Codice delle comunicazioni elettroniche” già dal 2003, in perfetta sintonia con i tempi imposti dalla Ce; speriamo sia altrettanto tempestiva nel provvedere alle debite correzioni e ad un’applicazione regolamentare. Articoli correlati: L'Ue chiede Internet sulla rete elettrica |
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