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Stanca presenta il Rapporto sui contenuti digitali | Stanca presenta il Rapporto sui contenuti digitali |
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| Scritto da Valentina | |
| Saturday 07 May 2005 | |
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In un'apposita conferenza stampa il ministro ha presentato il nuovo rapporto illustrandone i principali contenuti e ribadendo che Internet non è il Far West. All'incontro è intervenuto anche Paolo Vigevano, presidente della Commissione Interministeriale per l'e-content.
Il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, appena riconfermato nel nuovo governo Berlusconi bis, ha presentato il "Rapporto sui contenuti digitali nell'era di Internet", in un incontro programmato ad hoc per l'occasione. Lucio Stanca è l'unico rimasto nel nuovo governo dei tre ministri firmatari del P@tto di Sanremo, Gasparri e Urbani non sono stati infatti riconfermati e hanno passato il testimone rispettivamente a Landolfi e Buttiglione. E' Stanca quindi che presenta il rapporto, richiesto dalla Commissione Vigevano, cioè la Commissione Interministeriale per l'e-content. Il rapporto è stato pubblicato sul sito del Ministero già prima della presentazione al pubblico e tocca varie tematiche sulla situazione attuale e sulle tendenze dell'IT. Stanca ha rimarcato alcuni concetti durante la presentazione, tra cui quello di "dilemma digitale", cioè la problematica portata dalla riproducibilità senza limiti di un'opera. Se prima un libro poteva essere letto da una, massimo due persone in contemporanea e così via, ora con le nuove tecnologie il concetto di fruibilità dell'opera è cambiato completamente, non si pongono limiti al numero di persone che possono leggere un testo o ascoltare una musica, tanto per fare degli esempi, e le opere digitali sono riproducibili praticamente all'infinito. E' chiaro che questo cambia completamente i fondamenti della proprietà intellettuale e della sua tutela. Stanca si è poi lungamente espresso in merito al peer to peer (p2p): se da un lato il file sharing non può essere criminalizzato in quanto tale, non si può nemmeno lasciare che la Rete sia una zona franca dove ognuno fa ciò che preferisce, il ministro si è espresso con le seguenti parole: «Internet non può essere considerato una zona franca, un Far West sede di "scorrerie digitali" […] la norma deve essere sufficientemente flessibile per non rappresentare un freno allo sviluppo della tecnologia e del mercato, alla diffusione della conoscenza […] dobbiamo proteggere il valore della proprietà intellettuale che questa nuova filiera può esprimere, agendo non in modo repressivo e criminalizzante, se non in presenza di organizzazioni criminose». Le normative sono la soluzione per il ministro, ma queste parole non possono non far emergere alcune contraddizioni, soprattutto in questo Paese che ha una legislazione piuttosto repressiva in tal senso. Secondo la legge Urbani infatti (anche con le ultime modifiche) la condivisione di file protetti da diritto d'autore è un reato penale, per cui si può finire in carcere. Nel rapporto invece è scritto esplicitamente che non ci sono dati sicuri su quanto il file sharing possa contribuire alle perdite nei settori interessati (editoria, cinematografia e discografia sono le aree principali) e che quello che va perseguibile penalmente è la massiccia riproduzione venduta tramite supporti fisici (cd e dvd) perpetrata dalla piccola criminalità organizzata. Ma passiamo avanti, Stanca ha parlato del mercato delle telecomunicazioni italiano come uno dei più floridi al mondo, l'incidenza dell'e-commerce in Italia è circa il 3% del PIL, in Europa siamo secondi solo alla Gran Bretagna. Il ministro ha parlato di vere e proprie autostrade digitali, portate dallo sviluppo della banda larga (ma noi ci chiediamo: e il digital-divide? e la libera concorrenza? Non siamo messi benissimo sulla banda larga in Italia e le tecnologie che ci permetterebbero di migliorare la situazione sono bloccate da lungaggini burocratiche e stratagemmi degli ex-monopolisti). Quello che viene sostenuto però è che lo sviluppo dei contenuti ci vede carenti: «Dobbiamo assolutamente evitare che gli ingenti contenuti del nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale vengano proposti in Rete da altri e subiscano una improvvida "delocalizzazione". Essi sono una opportunità che dobbiamo sfruttare e valorizzare noi». Oltre a Stanca alla conferenza stampa è intervenuto anche Palo Vigevano che ha ribadito che gli obiettivi sono di popolare Internet e promuovere i contenuti digitali, che possano essere fruibili da tutti in tempi brevi: « Il Rapporto sui contenuti digitali nell'era di Internet contiene le Linee Guida che sono state il presupposto per la stipula del P@tto di Sanremo […] nascerà a breve un Osservatorio per monitorare i modelli di business e le soluzioni tecnologiche innovative, ma anche per analizzare il mercato dei contenuti digitali e la diffusione abusiva di materiale audiovisivo». Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni, secondo Vigevano dovrebbero preoccuparsi direttamente di incoraggiare il mercato dell'e-content nel nostro Paese; secondo Stanca il ruolo adatto è quello di polo mediatore che già è riuscito a far collimare interessi apparentemente in contrasto tra loro, come quelli dei provider, dei gestori di telefonia e dei produttori di musica, cinema, editoria e televisione. Sempre il ministro Stanca in questi giorni ha illustrato la posizione che l'Italia prenderà al Vertice mondiale dell'ONU sulla Società dell'Informazione: «Nella governace di Internet dobbiamo lasciare spazio all’iniziativa privata; i Governi non debbono controllare internet, perché il Web è un grandissimo spazio di libertà e di democrazia. Si deve invece aumentare la legittimizzazione internazionale degli organismi che gestiscono internet e consentire ai Governi di intervenire solo quando è opportuno non per controllare e gestire, come vorrebbero alcuni Stati, ma in presenza problemi di natura politica che toccano l’interesse pubblico». Chi dovrebbe quindi fare in modo che la Rete non sia una "terra di nessuno"? E, soprattutto, per quale motivo? Anche se ormai è divenuta indiscutibile la necessità di fare comunicazione informativa in rete sulla promozione della cultura della legalità, non si può in alcun modo cedere alla tentazione di risolvere la questione con misure repressive, specie nei confronti degli ISP. Le modalità di salvaguardia dei diritti d'autore non possono passare per una criminalizzazione dei providers né per una loro trasformazione in "poliziotti", come ripetutamente si è tentato di fare. Speriamo che da tutti questi rapporti, studi e parole venga fuori una concreta spinta in avanti, e non indietro, per l'Italia digitale. Articoli correlati: Assoprovider: Wi Fi dimenticato? |
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