| La primavera del Wi Fi |
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| Scritto da Erica | |
| Wednesday 18 May 2005 | |
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Ieri il sen. Falomi ha presentato un’interrogazione parlamentare sul wi fi; oggi Anti Digital Divide scrive a Ciampi per presentare alcuni possibili vizi di incostituzionalità dell'attuale normativa sul wireless e dei contributi per la banda larga. Per una volta gli operatori e gli utenti sono concordi su uno stesso obiettivo: liberare il wi fi dagli assurdi vincoli normativi che ne riducono le potenzialità. Saranno finalmente ascoltate queste voci?
Dopo anni di attesa finalmente iniziano a susseguirsi iniziative che chiedono una soluzione normativa rapida ed intelligente al problema del Wi Fi, tecnologia che potrebbe aiutare a risolvere il problema del digital divide e aprire un mercato, quello delle TLC, viziato dallo spettro del monopolio e dai nuovi oligopoli del Mobile. Oggi è Anti Digital Divide, l’associazione che si pone come punto di riferimento per tutti gli utenti di servizi informatici e di telefonia sia fissa che mobile, a denunciare la realtà italiana, realtà che “alla prova dei fatti risulta essere fortemente anticostituzionale.” Anti Digital Divide sottolinea che il collegamento internet a banda larga “risulta essere, a detta della Comunità Europea e dei Ministeri delle Comunicazioni e dell’Innovazione, uno dei servizi fondamentali; motore dello sviluppo e della competitività di un paese”. Ma questo solo a parole: nei fatti invece “ il 15 della popolazione, quindi circa 10 milioni di abitanti, non può usufruire di un collegamento ad internet a banda larga”. Secondo lo stesso Osservatorio per la Banda Larga tale divario è destinato a ridursi a più del 5 entro la fine del 2006: quindi, anche nella migliore delle ipotesi, “6 milioni di italiani non potranno usufruire di quello che viene considerato già oggi un servizio fondamentale e che, di conseguenza, avrà sempre maggiore importanza nel futuro”. Secondo l’Associazione “Il Ministero delle Comunicazioni purtroppo si è dimostrato non attento, nel cercare di risolvere questa situazione; da più di due anni ormai, le maggior associazioni di operatori, quali AIIP e Assoprovider chiedono a gran voce la liberalizzazione dei servizi a banda larga senza fili, senza nessuna limitazione sulla tipologia di servizi erogabili su infrastrutture di tipo wireless. Questa richiesta nasce dal fatto che nel resto d’Europa e del mondo, questa tecnologia ha dimostrato di essere la reale soluzione al problema del digital divide. Sordo alle richieste fatte, il Ministero ha invece limitato fortemente l’uso di queste tecnologie” confinandole in locali chiusi o aree delimitate ma a frequentazione pubblica, per un uso definito ‘a corto raggio’. “Risulta quindi evidente che, - continua la lettera- l’attuale sistema normativo, limitando fortemente l’iniziativa imprenditoriale dei numerosi operatori pronti ad investire su queste tecnologie, violi l’Art. 9 della Costituzione e in qualche misura anche l’Art. 41 poiché “l’iniziativa economica privata è libera”. Inoltre, impedendo di fatto a questi imprenditori di investire, viene impedita la riduzione del divario digitale che anzi, in questo modo, viene mantenuto e in un certo qual modo anche accresciuto dal fatto che gli operatori privati aumentano la qualità dei servizi a banda larga per coloro che possono usufruirne, senza interessarsi effettivamente di coloro che non possono invece utilizzarli”. L’analisi di ADD si sposta poi su un altro elemento, l’equità degli incentivi alla larga banda: “il contributo statale sulle nuove attivazioni, risulta essere vano e discriminante, in quanto non ha favorito reali investimenti in infrastrutture al fine di portare il servizio in zone non raggiunte. In questa situazione è evidente la lesione del diritto di uguaglianza dei cittadini, il contributo infatti non è potenzialmente fruibile da tutti i cittadini italiani, ma solo da una parte ben definita, coloro che risultano coperti dalla banda larga; quindi in base ad un criterio di natura economica, dovuto agli investimenti di operatori privati. Di conseguenza viene di fatto ampliata la differenza tra i cittadini, mentre, come sancito dall’ Art. 3 della Costituzione, la Repubblica Italiana è tenuta a rimuovere “tutti quegli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. La lettera continua con una proposta interessante: ADD chiede al Presidente “di intervenire immediatamente affinché il sistema normativo sul wireless venga rivisto, in modo da porre fino a questa situazione di divario, permettendo quindi a tutti gli operatori privati di investire nelle nuove tecnologie a disposizione, in maniera chiara e senza nessuno degli assurdi vincoli imposti attualmente, seguendo quindi le richieste più volte fatte da AIIP, Assoprovider e dagli utenti e che i contributi di attivazione degli abbonamenti a banda larga siano tramutati in incentivi alla copertura di zone attualmente scoperte”. Qui potete leggere la lettera per esteso (formato pdf). Articoli correlati: Interrogazione parlamentare sul Wi Fi |
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