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News Ydea

I padri fondatori del software libero alla Sapienza Roma, 07 Giugno 2007. Ydea e il Consorzio Garr trasmettono in streaming  la Lectio Magistralis di Bruce Perens e Richard Stallman, i padri fondatori del software libero, alla Sapienza.

Enzimi 2006: 4 giorni di wireless Roma, 21-24 settembre 2006. Ydea mette a disposizione gratuitamente la sua rete wireless a tutti i partecipanti di Enzimi 2006 per una 4 giorni no-stop.

Copertura Wi FI a Selva Candida Roma, 13 Aprile2006. Ydea raggiunge il quartiere di Selva Candida/Boccea.

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Cresce in Italia la pirateria del software PDF Stampa
Scritto da Valentina   
Thursday 19 May 2005
Uno studio pubblicato dalla BSA evidenzia che la metà del software utilizzato nel nostro Paese non ha una regolare licenza, siamo le pecore nere dell'Unione europea, secondi solo alla Grecia. E invece di diminuire come fanno i "Paesi sviluppati", aumentiamo in armonia alle tendenze degli Stati "digitalmente in via di sviluppo".

Gli italiani sono un popolo di pirati, almeno per quanto riguarda il software, e sono in controtendenza rispetto al resto dell'Unione europea (Danimarca esclusa) e all'area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Questi sono i risultati dello studio "Global Software Piracy Study" condotto dalla IDC per conto della Business Software Alliance (BSA), che ogni anno analizza la situazione della pirateria nel mondo.

E mentre in Ue l'utilizzo di software illegale è in diminuzione, passando da un 37% del 2003 al 35% del 2004, l'Italia e la Danimarca, in netta contro tendenza rispetto agli altri Paesi,  hanno entrambe aumentato l'utilizzo di un punto percentuale.

Mentre la Danimarca passa da un 25% a un 26% di software illegale utilizzato (i danni economici si aggirano intorno ai 226 milioni di dollari), l'Italia si mette nell'imbarazzante posizione di raggiungere un tasso del 50%. In pratica la metà dei programmi utilizzati nel nostro Paese non hanno una regolare licenza. 

Negli Stati dell' Europa unita siamo dietro solo alla Grecia, che detiene il primato del 62% di software illegale utilizzato (ma è comunque in diminuzione rispetto al 2003).

La perdita stimata è di 1.500 milioni di dollari, più di 1 miliardo di euro. Il resto dell'Europa, cioè gli Stati che non fanno parte dell'Unione, hanno tassi molto più alti (ad eccezione di Svizzera e Norvegia) e la percentuale è in media rimasta uguale.

A quanto dice la BSA, che è un'organizzazione senza scopo di lucro fondata appositamente per combattere la duplicazione illegale di software, è assolutamente paradossale che un Paese in cui ci si sforza di promuovere il made in Italy e di competere con i mercati emergenti abbia un tasso di pirateria così elevato.

Lungi da me qualsiasi impeto di campanilismo, ma sinceramente tra i paradossi italiani questo è quello che meno mi sorprende.

Inoltre c'è da considerare anche il fattore di informatizzazione del nostro Paese, anche questo alquanto ambiguo, siamo indietro un po' in tutto, il computer trova largo utilizzo in alcune aree, mentre in altre non arriva nemmeno la banda larga.

Gli operatori delle telecomunicazioni si trovano in pessime acque perché la Telecom, che riveste il ruolo di operatore dominante, ostacola evidentemente il mercato, intralciando i competitor e, di fatto, non permettendo gli abbassamenti di tariffe che si sono riscontrati nella maggior parte degli Stati dell'Ue.

Le PMI del settore partecipano a sperimentazioni e non vengono poi coinvolte nelle leggi (come nel caso della PEC), oppure aspettano normative che non arrivano mai. 

La battaglia all'illegalità in Italia esiste, ed è stata sancita da una delle più vergognose pagine del precedente governo: la Legge Urbani. Ma la pirateria informatica nel nostro Paese verte sugli mp3 e i dvx, cioè sulla contraffazione di musica e film. E anche l'informazione ha preso questi come punti fondamentali.

Quante persone sanno che, comprando un computer, il software installato (sistema operativo e pacchetti office) è compreso nel prezzo, ma che si ha diritto ad una licenza? E quanti rivenditori propongono un "prezzo minorato" per l'installazione di software senza licenza? In realtà se si consultano i prezzi dei singoli componenti viene fuori che l'assemblaggio è la parte più cara di un computer, quindi il software viene pagato completamente, ma la copia viene installata tante volte e la licenza venduta una volta soltanto.

Si legge ancora nella press release dello studio BSA che “La pirateria è costume prevalente in nazioni in cui il mercato del software è ancora in fase di sviluppo e il PC si sta ancora definendo come parte integrante del lavoro e della vita quotidiana”.

L'Italia, si sa, è sull'orlo di una recessione; è un Paese abituato agli agi dell'occidente e completamente assuefatto agli standard capitalistici di questo mondo. Però i soldi non ci sono più  e le licenze costano care.

Ci si chiede anche perché alcuni produttori di software facciano pagare dei prezzi così salati per le licenze, visto che in fondo il costo del software è alto solo in fase di progettazione e sviluppo, ma una volta che il software è finito, la sua riproduzione ha invece un costo quasi nullo. Una volta fatta una stima sull'utenza che comprerà quel programma dovrebbe essere chiaro quale sarà il rientro e quindi l'ammortizzamento dei costi di produzione.

Invece no, il software costa sempre tanto, anche quello di maggior utilizzo, come insegna Microsoft. 

La metodologia della ricerca viene fatta nel seguente modo: si determina quanto software è stato installato (dal prodotto di una stima delle unità hardware per una stima del software caricato) e da questo si sottrae il software che risulta essere stato comprato durante lo stesso lasso di tempo, la rimanenza di unità software è considerata piratata.

Non so se è colpa della mia "non perfetta" conoscenza della lingua inglese, ma non capisco se il software libero (in cui includo anche sistemi operativi come Linux, pacchetti di applicativi come OpenOffice e simili) è considerato software illegale oppure è incluso nelle stime, e se si in quanta parte.

Probabilmente però questa è una domanda sterile, perché sono convinta che non molte persone utilizzino questi software e ricorrano più volentieri alla pirateria.

E la pirateria è da sempre stata il principale canale di diffusione dei programmi. Quante persone utilizzerebbero Office oggi se non ci fosse stata la pirateria informatica? E quanto sarebbe maggiore la diffusione dell'open source o di Linux senza copie contraffatte di sistemi e programmi proprietari?

Non sono a favore della pirateria, non completamente almeno. Non sto giustificando o legittimando chi copia o duplica dei programmi su cui molte persone hanno lavorato e sulla cui diffusione sono stati investiti tempo e denaro. Sono solo scettica quando mi trovo davanti dei dati manipolati in modo che diano forza alla teoria di chi li ha commissionati.

La ricerca non è falsata, ma la manipolazione dei dati (che non vuol dire la falsificazione) è un arte che ha fatto molta strada. E l'analisi dei dati non riveste alcun criterio di oggettività. Non a caso la società che l'ha commissionata è un'organizzazione a cui sono iscritte le principali case di produzione di software proprietario. 

La continua diffusione del software illegale nel nostro Paese è sicuramente un campanello di allarme , ma questo significa necessariamente che siamo un popolo di balordi e che bisogna esercitare più controllo o fare più multe?

O da questo si può dedurre che il sistema dell'T nel nostro Paese è mal gestito e bisogna agire da più parti per migliorarlo?

Lo studio della BSA può essere uno spunto per chiedersi come mai siamo arrivati in questa situazione e perché le cose non vanno bene. E un primo passo per tentare di risolverle. 

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