| In Europa la larga banda italiana č tra le pių care |
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| Scritto da Valentina | |
| Monday 13 June 2005 | |
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I costi della banda larga in Italia sono in media più cari del 20% rispetto ad altri grandi Paesi europei. Solo in Spagna esistono prezzi altrettanto alti. Da un'indagine di Altroconsumo la prova che nel nostro Paese la competitività non esiste e che a pagarne lo scotto sono i consumatori.
In Italia i costi della banda larga sono i più cari d'Europa. E non di poco, in media una connessione costa il 20% in più degli altri Paesi. Questa è la conclusione di Altroconsumo, associazione a tutela dei consumatori, che ha condotto insieme ad altre associazioni europee un'indagine sui costi delle connessioni veloci. I dati sono stati raccolti in otto Stati: Italia, Francia, Belgio, Portogallo, Spagna, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, e il profilo scelto è quello di una connessione media di 30 ore mensili. La morale è quella che solo la Spagna ha dei prezzi confrontabili con i nostri, mentre negli altri Paesi questi sono realmente stati abbattuti. L'indagine ha preso in considerazione circa 90 Internet Service Provider che presentano varie tipologie di contratto per un ammontare di 400 diversi tipi di offerta, di cui ben 170 per l'Adsl, la via preferenziale per la connessione veloce del Paese. Messa in questa maniera l'offerta sembra davvero varia, però dai dati emerge anche che la maggior parte di questi provider e delle connessioni che propongono, sono vincolati a passare sulla rete Telecom, proprietaria dei cavi e formalmente ex-monopolista. Il dato è che Telecom affitta la sua rete a prezzi che sono il 20% superiori a quelli degli altri ex-monopolisti europei, il che si ripercuote sulle offerte che superano anch'esse di circa il 20% le analoghe nel resto d'Europa. La stessa Telecom Italia, Tiscali e Tele2 sono operatori presenti in altri Stati, oltre che sul nostro territorio; Altroconsumo evidenzia che queste compagnie offrono l'Adsl in Italia al doppio di quanto la offrano in Francia. Proprio la Francia esce dall'indagine come il modello da imitare, i cugini d'Oltralpe presentano infatti un regime di reale competitività, che permette un maggiore sviluppo delle tecnologie e un abbattimento di prezzi verso i consumatori. I francesi hanno quindi una banda larga migliore e molto meno cara della nostra, non è un caso trovarli in testa alla classifica della convenienza con Neuf Telecom Cagetel che propone un contratto (per la banda larga) da 14,90 euro al mese. Le parole del presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello, sono le seguenti: "L'accesso alla rete deve essere considerato un servizio universale: non è più sufficiente un contributo generico allo sviluppo della banda larga come quello previsto dalle ultime finanziarie. Sono necessarie misure concrete, imposte all'ex monopolista Telecom, per ridurre le vaste aree del Paese non coperte dall'ADSL e la promozione di campagne di informazione per consentire al consumatore una scelta consapevole tra prodotti presenti sul mercato". Altroconsumo chiede libera concorrenza e tutela dei consumatori. L'istantanea che nasce da questa ricerca purtroppo non ci stupisce. Perché la situazione la sapevamo già. Altroconsumo ci da semplicemente un'ulteriore prova. La Telcom Italia è stata riconosciuta colpevole di abuso di posizione dominante riguardo alla fornitura di Adsl; avrebbe dovuto pagare una salatissima ammenda e fornire senza storie l'Adsl senza voce ai provider. Ma in Italia, si sa, le cose non funzionano mai come ci si aspetta, Telecom è ancora riconosciuta colpevole, ma, per un vizio di forma, non dovrà pagare la salatissima multa (152 milioni di euro) e sono stati molti i provider che hanno denunciato l'atteggiamento ostacolante di Telecom nella fornitura dell'Adsl. Molti contratti sono rimasi arenati, guarda caso proprio nella parte che compete Telecom, e c'è chi ha denunciato anche un uso improprio delle informazioni: dopo un tot infatti sono i tecnici Telecom a dover risolvere gli intoppi, quindi il provider comunica a Telecom i dati del cliente per permettere un contatto che risolva la situazione. A quanto pare però gli utenti non solo non sono stati contattati da servizio tecnico, ma hanno anche ricevuto proposte dell'ex-monopolista per tornare ai suoi contratti con condizioni particolarmente vantaggiose. Queste non sono solo piccole storie di vissuto quotidiano, ma hanno delle conseguenze più pesanti sui risvolti economici e finanziari del nostro Paese, come testimonia l'indagine di Altroconsumo. La mania delle statistiche che dilaga negli ultimi tempi, ha permesso un quadro molto chiaro della situazione che riguarda l'ICT in Italia: stiamo rincorrendo un treno che va troppo veloce per noi, sul quale non riusciamo a saltare e appresso al quale stiamo faticando sempre di più. La percentuale di persone che navigano in Rete è molto più bassa del resto dell'Ue (con un picco sulle donne che fa impressione), l'utilizzo dei sistemi informatici da parte delle imprese ha un gap notevole rispetto a quello che dovrebbe essere. L'analfabetismo digitale dilaga e il Digital Divide (il divario digitale) è realtà che non può essere sottovalutata. Tra le cause di questa arretratezza c'è sicuramente anche il costo delle connessioni a banda larga, una tecnologia divenuta fondamentale non per il futuro, ma per il presente. Chi ha una connessione a banda larga può utilizzare una serie di strumenti che a questo punto possono fare la differenza, come ha sottolineato anche l'associazione Anti Digital Divide nella sua denuncia al Presidente della Repubblica. E in Italia questo tipo di connessione si paga caro, quando si è fortunati. Perché in molte aree non arriva proprio; e non sto parlando solo di zone costiere o rurali, ma anche di quartieri, periferie e zone centrali. Questo perché la banda larga finora è passata solo sulla fibra o sul doppino telefonico. Però ci sono altre strade per far arrivare la banda larga, come la rete elettrica o "l'etere". Le connessioni wireless sono, a detta di molti, quelle che aiuteranno la risoluzione del digital divide in Italia, perché possono arrivare dovunque senza bisogno di infrastrutture fisiche che siano complicate da installare. Per questo siamo contenti che lo schema di decreto sul Wi-Fi sia stato presentato. Dopo due anni di stallo, si ha ora la possibilità di sbloccare tutta la situazione. Le pmi del settore potranno apportare un contributo concreto alla competitività, all'abbattimento di prezzi e del digital divide, nonché alla crescita globale del nostro Paese, che ne ha sempre più bisogno. Articoli correlati: Assinform informa: ICT ancora in ristagno |
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