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L’Antitrust accusa Mediaset sul digitale terrestre | L’Antitrust accusa Mediaset sul digitale terrestre |
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| Scritto da Erica | ||||
| Saturday 30 October 2004 | ||||
Pagina 1 di 2 L’Antitrust ha condannato Mediaset per pubblicità ingannevole: ad essere incriminati sono gli spot sul digitale terrestre, già denunciati dal Movimento Difesa del Cittadino. Intanto l'azienda annuncia di avere l’intenzione di impugnare la delibera dell’antitrust.
Già da Marzo erano piovute le lamentele degli utenti del digitale terrestre all’ MDC, Movimento Difesa del Cittadino, e all’ Adiconsum; la maggior parte delle segnalazioni si riferiva all’alto costo dei decoder (dai 250 ai 450 euro), alla limitatezza della possibilità di scegliere fra diversi modelli, e alla bassa fruibilità del servizio, causata dai filtri contro le interferenze presenti nella maggior parte delle antenne condominiali che bloccano completamente il segnale digitale terrestre. Ad Aprile cominciava la discussione in Parlamento, portata avanti soprattutto dal senatore della Margherita e membro della Vigilanza Rai, Giuseppe Scalera e dal parlamentare trentino dell’Ulivo, Luigi Olivieri; quest’ultimo ha presentao anche un’interrogazione al Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri su "come intenda intervenire per evitare che il consumatore sia ancora una volta penalizzato, considerato che con la soglia dei 700 mila decoder ammessi al finanziamento l’utente viene sì incoraggiato all’acquisto, ma nella maggior parte dei casi si accorge, solo dopo, che i decoder non funzionano perché il segnale è assente o perché l’impianto non è idoneo. In questo modo si costringono gli utenti a ricorrere a tecnici sborsando inutilmente del denaro". L’accusa è pubblicità ingannevole poiché i telespettatori non vengono informati del fatto che, con l’acquisto del decoder, non si accede ad un servizio completo e garantito, ma si aderisce in realtà alla sperimentazione che si concluderà a luglio 2005; non viene fatta menzione del fatto che i servizi interattivi necessiteranno dell’utilizzo della linea telefonica e quindi non saranno gratuiti; non viene inoltre specificato che per godere del contributo governativo di 150 Euro è necessario acquistare determinati modelli di decoder mentre sono esclusi quelli più economici che consentono solo la ricezione e non l’interattività. Inoltre il servizio si dimostra scadente: "Le verifiche effettuate al 30 aprile 2004 evidenziano che i programmi digitali trasmessi presentano un limitato numero di contenuti interattivi dalle caratteristiche ancora in fase di elaborazione". A Luglio la Commissione Europea rafforza la tesi di MDC chiedendo chiarimenti al governo italiano sugli incentivi di 150 euro per ogni decoder. Le critiche però non arrivano solo dai consumatori: Sky Italia minaccia guerra al Ministero delle Comunicazioni. E’ intenzione della società di Murdoch chiedere l’allargamento degli incentivi del Governo anche al satellite, in difesa del principio di neutralità tecnologica contenuto nelle direttive europee sulle comunicazioni elettroniche. In caso contrario Sky sta valutando la possibilità di rivolgersi all’ Antitrust UE come già avvenuto in Germania e Svezia. Di pochi giorni fa’ la dichiarazione del ministro Gasparri che i contributi stanziati nella Finanziaria 2004, 110 milioni di Euro erano esauriti, con il risultato di 700mila decoder venduti; le vendite sono risultate distribuite omogeneamente sul territorio, con in testa la Lombardia seguita dal Lazio e con in coda il Centro-Sud. Erano già stati programmati per la Finanziaria del 2005 altri 110 milioni di euro con una riduzione del singolo incentivo (già precedentemente sceso da 150 a 120 euro) motivato dalla progressiva riduzione dei prezzi dei decoder (si vociferano 80 euro). Il Ministro aveva anche dichiarato che era in fase di "discussione la possibilità di utilizzare i contributi previsti per il 2005 per coprire l'incentivazione di questa ultima parte del 2004, come é stato già fatto per la banda larga". Infatti il rimborso non è ancora fruibile da parte dei venditori che si stanno limitando ad acquisire copia dei documenti di identità e ricevuta canone rai dei consumatori. "Ad incentivare la diffusione del digitale terrestre – continua Gasparri - sarà destinato anche un quarto dei proventi della privatizzazione della Rai, come prevede la legge 112 di riordino del sistema radio-tv". Il passaggio definitivo al digitale è previsto dalla fine del 2006, "ma si sta studiando la possibilità di anticiparlo in alcune aree". Ora è tutto da riconsiderare. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti diffidato il Ministro delle Comunicazioni dallo stanziare nuovi fondi pubblici nella Finanziaria 2005 per il digitale terrestre, essendo una tecnologia sperimentale ed onerosa per il cittadino. "La televisione digitale terrestre - afferma l'Antitrust - non è ancora una realtà completamente operativa; trattasi infatti di una tecnologia emergente, in fase sperimentale e, pertanto, non ancora affermatasi compiutamente presso gli utenti finali". L’Antitrust non si limita a disapprovare gli spot diffusi da Mediaset. Al centro della condanna troviamo anche i messaggi divulgati su Internet da DGTVi, il consorzio formato da Fondazione Ugo Bordoni, RAI, Mediaset, LA7 Televisioni, FRT, DFree, e quelli di RTI sulla rivista Eurosat. La motivazione è la stessa: essi infatti "presentano un contenuto informativo gravemente carente per chiarezza e completezza; ciò in considerazione soprattutto dell’omessa indicazione della natura, al momento solo sperimentale, del servizio televisivo offerto e della consequenziale carente copertura territoriale del segnale, a fronte della grande enfasi conferita alle pretese dia attualità, generale fruibilità e gratuita della televisione digitale terrestre". |
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